19Gennaio2018

I Messaggi Natalizi del card. E. Menichelli e del Presidente F. M. Boscia

 S. EMIN . CARD. EDOARDO MENICHELLI

Tra il contemplare e l’accogliere…

 

  1. Ci è fatto dono ancora una volta di soffermarci davanti al mistero che da più di duemila anni  ci interroga, ci meraviglia, ci sollecita spiritualmente.

    Il mistero lo conosciamo: il Figlio di Dio eterno come il Padre e lo Spirito Santo, ha preso dimora dentro la storia degli uomini per restituire al Padre, santificandogli nello Spirito, i figli che si erano allontanati dalla paternità divina.

    In Gesù nato da Maria Vergine l’umanità è redenta, perdonata, santificata.Giovanni riassume il tutto nel primo capitolo del suo Vangelo v. 14, con una espressione lapidaria: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

    Il farsi carne o l’assumere la nostra stessa carne, fragile e orientata alla morte, ha rappresentato per Gesù il prezzo d’amore e il riscatto dell’umanità peccatrice: tutto è suo dono e tutto di Lui interpella la nostra libertà.

     

     

    L’uomo è chiamato ad allearsi con Dio, ad accogliere il Suo progetto di misericordia e di salvezza, collaborando con Dio Padre, in Gesù Cristo, per la “restaurazione” della dignità e della santità originaria.

    Questo è il mistero che ha cambiato l’orientamento dell’umanità e che si fa luce e speranza dentro il mistero di iniquità di cui l’umanità è piena.

    Nel Bambino di Betlemme è iniziato il combattimento che ogni uomo e ogni donna sperimenta nella propria vita e che contraddistingue il popolo della fedeltà a Dio e il popolo che nella libertà si colloca contro la misericordia di Dio.Il Natale è come una sorta di spartiacque: a tutti viene dato un dono e a tutti è richiesta una risposta al progetto di salvezza pensato e realizzato in Gesù Cristo.Una domanda:  ho maturato in me  la decisione di fedeltà alla misericordia di Dio.

    Sempre nel capitolo primo del Suo Vangelo al vv. 5, 10  e 11  ha tre espressioni che sconvolgono: “ma le tenebre non l’hanno accolta (la luce) – Egli era nel mondo…. eppure il mondo non lo riconobbe – venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”     In questi tre versetti del  è riassunta tutta l’agonia dell’umanità, quel misterioso combattimento del quale ognuno ne sperimenta la bellezza e ne assapora la drammaticità.     C’è un’inquietudine profonda nel cuore umano, quasi un drammatico gioco che fa sperimentare “il rischio” di affidarsi a Dio. E’ come se l’umanità avesse paura dell’amore di Dio e tutto questo in nome di una libertà che la fa lontana da Dio e che la stabilisce dentro la paura di essere libera.     La vera libertà sta nell’amore. Lo dice sempre l’Evangelista Giovanni: “come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi?”.     Qui una seconda domanda: la misura della fraternità sta in quel Bambino di Betlemme che tutti ama  e tutti salva ed educa ad una storia di perdono.

     “ A quanti  però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio….perchè da Dio sono stati generati” (Gv.c.1,vv.12,13).      Il Bambino di Betlemme nel suo peregrinare tra la Galilea, la Giudea e la Samaria più volte ai suoi discepoli diceva “sono venuto a portarvi al vita” e vi rivelo il volto misericordioso del Padre.     Qui è tutta la novità del Vangelo di Gesù Cristo: “Ridare speranza all’umanità, convocandola attorno alla Sua persona e orientandola verso l’amore di Dio.     Come è solenne quel “ha dato potere di diventare figli di Dio” solenne perché è la misura del suo amore; solenne perché rende possibile il riscatto dell’umanità; solenne perché rende l’umanità degna di Dio.     Una terza domanda: “come vivo, in Gesù Cristo la mia figliolanza con Dio?”   

 

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 Con l’augurio cordiale per tutti, invito ogni iscritto all’AMCI

a gustare la bellezza del Natale e a celebrarlo nella propria vita.  

                                                                            

                                               Edoardo Card. Menichelli

                                          Assistente Nazionale AMCI

 

 


 

 

PROF. FILIPPO MARIA  BOSCIA

 

IL NATALE…   LA NASCITA…

 Il Natale, ricorrenza che da più di 2000 anni celebra la nascita di nostro Signore Gesù, ci ripropone con forza il tema della famiglia, vera protagonista di un dialogo di splendidi colori, vero e proprio arcobaleno di speranza.

La famiglia è protagonista concreta e mai astratta di tutte le generazioni: in essa la donna, cooperatrice di Dio, è l’unico essere umano chiamato a trasmettere la vita e a rendere vivo il rito più bello e più toccante dell’umanità, che è quel continuo Natale che da sempre celebriamo.

“Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato” (Luca 11-27), le parole esclamate dalla  donna che ascolta il verbo di Gesù esprimono con parole semplici un meraviglioso inno alla genitorialità, vera espressione del mistero della maternità di Maria e  di quello che sarà sempre il mistero della maternità di ogni altra donna.

Oggi celebrando il Natale celebriamo tutte le donne e tutte le madri,  alle quali spetta il privilegio di portare in grembo i figli nei nove mesi di gravidanza e di allattarli al seno dopo la nascita! Celebriamo anche il coraggio di tutte le madri adottive che vivono la loro maternità sociale di accoglienza e di generosa disponibilità.

Una società senza madri sarebbe una società disumana. Senza le madri anche la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo.

Quel bambino, teneramente accolto dalla madre e rivolto a lei, si proietta nel mondo, diventando attore capace nel futuro di raccontare le meraviglie di quella maternità e della famiglia.

Una incognita permane nella società moderna: Ogni bambino che nasce va incontro al superamento della soglia della vita e fisicamente è una creatura che si libera dal nido dell’utero e si proietta ad affrontare i pericoli del mondo.

Se il destino ha agito alterando le sue conformazioni, in fase prenatale, si paleseranno eventuali malformazioni.

Finché è nell’utero, un bambino è uno sconosciuto  nelle fattezze e nel carattere, ma se ne conosce a fondo il destino una volta che ha superato la soglia della nascita.

L’utero materno è il luogo nel quale il feto vive una eterna esistenza,  nove mesi di eternità felice, nei quali è sottratto alle ingiurie del mondo e dove egli deve solo cogliere i frutti di un giardino perennemente in primavera.

Ma la vita è tale che ogni cosa si matura e ogni tempo arriva, per cui giunge anche il momento in cui è necessario abbandonare il rifugio e affrontare il mondo.  Allora, eccolo lì, in tutta la sua bellezza o in tutta la sua disgrazia.

Superare la soglia della nascita è difficile: come partire per il fronte. Che è la vita, che è la battaglia della quotidianità e la sfida al destino che ci viene incontro. Questa battaglia sarà dura e difficile  per i più  fragili e per i disabili.

I medici cattolici possono, meglio di tanti altri, essere responsabili di questa storia che è il Natale, ma questa responsabilità ha il significato di difendere e promuovere sempre la vita : questo è il più alto e coraggioso esempio della nostra libertà nelle linee del riconoscimento della nostra condizione umana.

Questo mio piccolo contributo intende richiamare ad un nuovo esercizio di libertà, ribadire che oggi la prima responsabilità che dobbiamo assumerci è tornare a riflettere sui perché ultimi  dell'esistenza e tornare a rispettare la vita, dal concepimento alla morte naturale. Dobbiamo farlo con urgenza, soprattutto in questa nostra contemporaneità che ha reso la vita  ancora più fragile, soprattutto perché sempre più di frequente siamo in molti a disperare, incapaci di saper ricercare e ritrovare nell'amore la ragione vera per cui continuare a vivere.

Di fronte al dilagare dell’individualismo egoistico occorre essere coraggiosi ed essere capaci di ristabilire relazioni di amore, fini intrecci di sensazioni e di emozioni che si intersecano ai confini della vita sul nascere, sul morire e sul soffrire.

Il mio augurio è che dal grembo materno, dove l’oscuro e affascinante mistero veste l’alba della vita, venga a noi la forza di affrontare le difficoltà della vita con fiducia e speranza.

Auguro a tutti di poter coltivare sempre e dovunque sentimenti di passione, di amore, di aggregazione, di accettazione e mai di rinuncia, affinché ci sia più anima nella nostra umanità.

Il Natale e la nascita ce lo ricordano e ci chiedono qualcosa di grande: dispieghiamo allora pienamente relazioni fraterne, amicali, solidali, di accoglienza, di difesa, di sostegno e di pace.

Buon Natale a tutti!

 

                                                                                                                          Filippo Boscia

                                       Presidente Nazionale AMCI