MESSAGGIO DI PASQUA DEL PRESIDENTE FILIPPO BOSCIA - E si allega anche una riflessione del Presidente Boscia per la Quaresima

Roma, 19 Marzo 2021


Carissimi Amici,

nel tempo del mistero pasquale, della morte e resurrezione di Cristo desideriamo vivere in pienezza questo grande evento, consapevoli che questo è il tempo della nostra Fede e della nostra speranza. Nella Veglia Pasquale “madre di tutte le veglie” rinnoveremo la gioia dell’annuncio dell’Angelo:  “Non abbiate paura, Gesù Nazareno è risorto”… spezzate sono le catene del peccato e della morte!

In questo travagliato periodo nel quale pandemia ci ha fatto riscoprire incerti, insicuri e paurosi e forse incapaci di pronunciare parole di speranza, il Signore bussa alla porta di ciascuno per scuoterci dal torpore e invitarci all’ASCOLTO della Sua parola, alla PREGHIERA personale, alla DISPONIBILITA’ generosa verso tutti. I problemi connessi alla pandemia dovranno pur finire! Altrimenti la vita sarebbe una perenne Quaresima e non una Pasqua.

Proprio in questo delicato momento forse è il caso di chiederci: “La Pasqua cosa dice a noi medici?” Se leghiamo la Pasqua al nostro battesimo e alla nostra vita, forse riusciamo a meglio riflettere e ad intravedere i cospicui frutti della Pasqua. La Pasqua è un invito a ritornare nel cuore della nostra vocazione e della nostra missione: è per noi un’eccezionale momento di grazia, di potatura dell’inutile che è in noi, di rimozione dei tanti pregiudizi che generano indifferenza e diffidenza.

Noi medici cattolici, come comunità di credenti e battezzati, dovremmo essere capaci di diventare collaboratori del Cristo Risorto, di spogliarci del proprio “io”, di rimuovere in noi quelle incrostazioni che impediscono l’ascolto della Sua parola vivificante; proporci di annunciare, di evangelizzare, cioè di far echeggiare la Sua Parola.


Il Risorto chiede a ciascuno di noi di saperLo riconoscere e di accoglierLo nella nostra dimora e nei luoghi del nostro lavoro, ove Lui è al primo posto nel prendersi cura dell’esistenza umana, di glorificare Dio e santificare la realtà, ma ancora di esercitare carità e spiritualità a vantaggio delle fragilità dei poveri, dei bisognosi, dei malati, di quanti sono stanchi, avviliti e abbandonati.

Dobbiamo essere convinti che la società non può camminare verso la morte! La Pasqua ci propone un chiaro messaggio di rinascita e di vita: noi dovremmo impegnarci nella nostra attività professionale, per essere sempre testimoni credibili, promuovere la scienza, animare con azioni e prospettive di fede un’organizzazione sanitaria incerta.

Una grande sfida teologica, etica e culturale si pone davanti a noi. Oggi la medicina ippocratica è offuscata da molti progetti sociali, a volte poco illuminati dall’etica: nella prospettiva della guarigione, sempre più spesso, si propongono discorsi distorti che oggettivano la persona umana trasformandola in “codice alfanumerico”, in “codice a barre”, in un “algoritmo” o in quell’incredibile raccolta di dati sensibili, tutti commerciabili, che è il datismo! Ma tutto questo è inaccettabile!

Siamo fortemente convinti che ogni sfida debba prioritariamente passare attraverso la vocazione e la missione di noi sanitari chiamati a curare e a prenderci cura del fratello, della sorella, dei bambini che soffrono, soprattutto quando la guarigione, come spesso capita, si allontana: siamo invitati a testimoniare affinché la vita dell’uomo nella storia sia un dono prezioso per tutti.

Certamente tante altre riflessioni potremo farle insieme al nostro caro Don Edoardo, Card. Menichelli, in un incontro che ci ha promesso e che avrà luogo su piattaforma web a partire dalle 19.00 del 29 marzo p.v. e che spero sia ampiamente partecipato.

Con lui potremo certamente meglio capire quali siano le grandi sfide contemporanee che la Pasqua imminente ci propone. A tutti voi e alle vostre famiglie il mio più affettuoso e sentito augurio per la Santa Pasqua.


Filippo M. Boscia