BOSCIA COMMEMORA E RICORDA GIOVANNI SPARANO

 

Commemorazione e ricordo del dott. Giovanni Sparano

 

a cura del Presidente Nazionale AMCI

 

 Prof. Filippo M. Boscia

 

   Giovanni Sparano con un sorriso di tenerezza ci ha lasciati qualche giorno fa!

 

         In una società ipertecnologica nella quale alla morte proprio nessuno più ci pensa, tutti presi a coltivare l’allungarsi dell’aspettativa di vita, ancor più cullati dall’illusione di essere immortali, tanto da non doverci più porre il problema, Giovanniè riuscito a guardare la morte in faccia e ad “entrare da vivo” nel percorso più accidentato della sua esistenza.

 

         Non so se Giovanni avesse letto quella bella poesia di Giorgio Caproni, che così recita: “Anche se non so bene l’ora/di arrivo e neppure/conosca quali stazioni precedano la mia/sicuri segni mi dicono/di questi nuovi luoghi che io dovrò incontrare/ e per i quali vi dovrò presto lasciare…”

 

         Certamente Giovanni ha visto la malattia come grave incidente di percorso, ma nel suo lessico personale questa malattia non ha destato scandalo, non è stata mai rimossa…lui ha continuato a parlare di VITA, in senso assoluto,  pur vivendo in una situazione di grande criticità.       

 

         Noi medici siamo abituati a quantificare i giorni, le settimane, i mesi, gli anni della durata di una malattia…lui invece ha continuato a percorrere una strada senza contare più il tempo che l’avrebbe riguardato. Ha continuato ad agire con grande naturalezza, con la medesima serenità e umiltà di sempre, con quella grande competenza, che da sempre ha contraddistinto la sua lunga carriera professionale, nella quale, da “maestro delle scienze nefrologiche” si era reso “testimone” tangibile e credibile e “attore” di generoso sostegno di critiche e gravi situazioni, tanto gravi da essere capaci di “sospendere  la persona nel nulla”.       

 

         Anche lui,  che aveva sconfitto tante malattie senza mai ignorare i pianti e le preghiere dei familiari e senza mai omettere amorevoli sguardi sui pazienti, in un certo momento della sua vita è stato chiamato a rendersi conto di una malattia invasiva e devastante e della necessità di affrontare un percorso nel quale non gli era dato di poter scegliere né quando né come. In questo frangente lui ha continuato sempre ad essere testimone di speranza per sé e per tutti quegli ammalati che ha continuato ad amare, ad incontrare in modo dignitoso, semplice e proprio per questo ancor più efficace; ha continuato a frequentare con assiduità e passione quelle grandi cattedrali della sofferenza che sono gli ospedali, nei quali ha sempre confortato gli umili, i fragili, gli afflitti, annullando i limiti spazio-temporali del suo operare. Tutto questo, nonostante avesse certezza e consapevolezza della ferocia del male che lo attanagliava e delle terapie che coraggiosamente affrontava.  E Dio sa, ma anche noi sappiamo, quanto lui abbia combattuto contro quel male.

         In questo difficoltoso percorso Giovanni ha cercato e trovato una “modalità d’uso” che di fatto può essere proposta a tutti: ha scoperto l’amicizia di Gesù ed ha accolto la proposta del suo cammino, comprendendo che la vita è fatta di scelte e che ogni scelta deve comportare inevitabilmente fedeltà e responsabilità.

 

“Il Vangelo non è fatto per spiriti in cerca di idee… è fatto per discepoli che vogliono obbedire (Madeleine Delbrêl).

 

         Giovanni ha scoperto la figura e il messaggio di Cristo affrontando atteggiamenti di curiosità, di diffidenza, di sfida, ma anche di accettazione consapevole e faticosa, sempre presentando a sé stesso e agli altri il vero senso della vita, il modo per viverla al meglio, motivandola con scelte di fede  e proponendola agli altri con responsabilità.

 

         La sua adesione alla fede cattolica, il suo amore per i malati, la sua passione per la medicina e per la nefrologia in particolare hanno caratterizzato il suo lungo percorso professionale all’interno del quale non è mai mancata la sua vocazione al matrimonio e la fedeltà alla famiglia, alla cara moglie e agli amati figli.

 

         Ha vissuto la sua professione come privilegio, nella piena consapevolezza di essere sempre al servizio delle fragilità, con la sua scienza e con il suo sorriso: da forte guerriero ha tenuto dritta la barra della fede, continuando, anche quando le sue forze erano allo stremo, a donare sguardi amorevoli nei confronti dei pazienti ricoverati negli ospedali del suo territorio, cercando di vedere, di ascoltare e di prendere per mano, ma soprattutto di incrociare gli sguardi di quelle persone che la società esclude e tanto spesso considera come scarti.  

 

         Giovanni, lo so per esperienza personale, prima di parlare aveva per suo stile il “guardarti negli occhi” e di seguito aveva la pazienza di ascoltare: La sua presenza, il suo “stare accanto”, il suo vivere i bisogni degli altri, il suo imparare a perdere più tempo nelle relazioni di aiuto con gli ammalati sono stati in assoluto le modalità più concrete di quei consistenti gesti che lui ha voluto sempre elargire e donare non solo a tutti i sofferenti, ma anche a tutti quelli che incontrava, ai quali riservava ogni possibile allargata comunione intorno a Cristo, escludendo ogni diseguaglianza e costantemente abbattendo ogni barriera, creando soprattutto ponti tra giovani e adulti, tra donne e uomini, tra persone di cultura e non, tra persone di etnie diverse dalla nostra per tradizioni e sensibilità.

 

         Personalmente ho da ringraziare Giovanni Sparano per essere stato maestro per tanti ma anche per me e per avermi regalato anche i suoi pensieri e i suoi scritti che contengono la lunga storia di un uomo generoso, estremamente innamorato del suo lavoro, strumento di Dio per il sollievo delle sofferenze.

 

         Desidero manifestare alla moglie Anastasia e ai figli Ferdinando, Nunzio e Paola la riconoscenza mia personale e quella dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, che ho l’onore di presiedere, riconoscendo che Giovanni ha sempre riservato la sua massima dedizione, passione, sensibilità all’Associazione AMCI, da lui guidata nella Regione Molise,  con costante affettuosa attenzione e sempre con inesauribile senso di servizio .

 

         Il suo attaccamento all’associazione, la sua massima scrupolosa e attenta osservanza delle finalità statutarie sono state da tutti noi sempre apprezzate e rappresentano il segno di convinta vocazione, attenzione, testimonianza, attaccamento e vicinanza mai venuti meno, ma sempre coltivati con passione sino alla fine dei suoi giorni.

 

         Possa la Santissima Trinità accoglierlo nel suo Paradiso e riconoscergli i suoi meriti che sulla terra da noi tutti sono stati ampiamente riconosciuti.

 

         Il ricordo di Giovanni resterà sempre vivo nei nostri cuori, ravvivato da sentimenti di amicizia e dalla costante  nostra preghiera.  

 

                                                         Con affetto

 

                                                           Prof. Filippo M. Boscia

 

                                                                    Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani


E' con profondo dolore che  abbiamo la scomparsa dela carissimo GIOVANNI SPARANO Presidente AMCI della Regione Molise. Per tutti noi era un carissimo amico, sempre disponibile a collaborare e a partecipare alle varie iniziative dell'AMCI. Era anche un validissimo scrittore e autore di dioversi volumi interessanti come Dono per  Amore e Destinazione Molise (autobiografico). Lo piangono la carissima moglie Anastasia, con i figli Ferdinando, Nunzio e Paola che, come lui affermava, hanno riempito la sua vita.

Ma siamo addolorati anche tutti noi medici cattolici, che lo abbiamo conosciuto ed apprezzato per il suo carattere sempre allegro e garbato: un professionista molto serio e preparato, una persona squisita ed un amico sincero per tutti noi. Giungano alla moglie Anastasia, ai figli e parenti tutti le nostre più sentite condoglianze.

F. B.

ALLEGHIAMO QUI SOTTO UNA BREVE BIOGRAFIA DI GIOVANNI


 Nato a Casola, frazione del quartiere di Casertavecchia (CE), in data 11/3/1938. Ha compiuto gli studi classici presso il liceo "Pietro Giannone" di Caserta.

Si è laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Napoli.E' specializzato in Urologia e Nefrologia. Ha esercitato la professione di medico di base per cinque anni nel comune di Caserta. Ha dato un determinante contributo alla nascita del reparto di nefrologia e dialisi dell'ospedale civile di Caserta, dove ha operato come assistente per cinque anni. Ha fondato e diretto il reparto di Nefrodialisi dell'Ospedale Civile di Campobasso, dove ha rivestito la carica di primario per ventitrè anni (1980-2003).

Ha promosso la nascita della dialisi peritoneale a domicilio e di centri dialisi in tutti gli ospedali della Regione Molise, che ha diretto e coordinato per oltre dieci anni.Ha contribuito alla nascita di Associazioni a difesa dei nefropazienti e dei trapiantati (A.N.E.D. e A.I.D.O.). E' stato il Presidente A.M.C.I. della Regione Molise.