22Agosto2017

Boscia risponde a Galli della Loggia

Egregio Direttore,
l’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia intitolato “Il fronte unico dei modernisti” e pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso 13 febbraio ci sembra costituisca un contributo rilevante per tentare di qualificare e nobilitare un dibattito non apparso giustamente all’Autore all’altezza della complessità del tema.

Riteniamo, tra l’altro, particolarmente stimolante la riflessione di Galli Della Loggia in ordine alla scarsissima rappresentazione nei grandi mezzi di comunicazione mass-mediatica delle ragioni di quella parte dell’opinione pubblica del paese che non condivide, in tutto o in parte, la proposta disciplina sulle unioni civili. Corollario di questa osservazione è anche la constatazione di uno scarso approfondimento delle problematiche, così delicate, inerenti la regolamentazione delle unioni civili, cagionato da un confronto inesistente, così sterile, urlato ed assertivo, privo pertanto di contributi utili ad approfondire veramente la questione. La povertà del confronto si è sommata purtroppo, come ha rilevato opportunamente l’Autore, ad una posizione di sprezzante derisione e di supponente liquidazione delle opinioni tradizionaliste assunta dalle élites del paese, unanimemente indirizzate ad esaltare l’orientamento modernista.
Non volendo sfuggire ad un confronto razionale e ponderato che eviti la paventata deriva populista connessa all’accrescersi della frattura tra la consistente parte conservatrice dell’opinione pubblica e le élites politico-giornalistiche inizieremo con l’esprimere una prima perplessità sulla asserita natura assolutamente positiva di qualsiasi cambiamento, quasi che ogni innovazione dei costumi, della cultura e degli assetti sociali sia da accogliere con acritico compiacimento. In verità crediamo che un vero rinnovamento, che non respingiamo, possa essere positivamente produttivo solo se non distrugge ma anzi si ancora alla tradizione culturale propria del nostro paese.

In questo senso, siamo consapevoli della giustezza dell’esigenza di ampliare la sfera dei diritti individuali dei cittadini senza alcuna discriminazione in ossequio al principio di eguaglianza universalmente accolto, riconoscendo facoltà oggi non giuridicamente tutelate. Tuttavia non può l’ampiamento dei diritti non tener conto della sensibilità sociale generata dalle radici culturali proprie dell’Italia e nel cui contesto vadano ad incidere rischiando di eclissarne l’identità. Per non rinunciare al complesso valoriale che la connota occorre perciò preservare quel retroterra di costumanze che ha storicamente costituito il collante della società italiana e ne ha caratterizzato la
peculiarità, vale a dire il patrimonio della cattolicità, patrimonio senza il quale, piaccia o non piaccia, non si sarebbe sviluppata la civiltà italiana con tutti i connotati che la distinguono.
Né può sottacersi la difficoltà di attribuire alle unioni civili eterosessuali una tutela giuridica solida, atteso che queste sono caratterizzate dalla precarietà per scelta diretta dei protagonisti, i quali sembrano sfuggire dall’assunzione di responsabilità connessa al vincolo matrimoniale, quest’ultimo unico elemento idoneo ad attribuire certezza giuridica al fatto della convivenza onde farne scaturire, secondo modalità e circostanze non controverse, conseguenze giuridicamente rilevanti.

In pari maniera, l’assimilazione totale delle unioni civili al matrimonio ed alla famiglia tradizionale appare mistificatoria rispetto alla realtà fattuale che vede la famiglia naturale essere composta da un uomo ed una donna con la loro eventuale prole. Pertanto il pieno riconoscimento delle microcomunità costituite dalle unioni civili e la loro tutela giuridica non sembra possano indirizzarsi che alla protezione del rapporto affettivo instauratosi tra persone dello stesso sesso, senza confuse ed ambigue estensioni all’istituto familiare.
Infatti, incrinare il contenuto nozionistico della famiglia snaturandone i connotati non può alla lunga che incrinare l’impianto sociale complessivo del paese, il quale vede nella micro società familiare il cardine dell’assetto sociale. Né può tralasciarsi l’aspetto procreativo della comunità familiare che solo una famiglia tradizionale può esaustivamente assicurare fornendo alla società una prospettiva di equilibrio demografico anche per gli anni futuri. In questa ottica va altresì sottolineato che i figli sono il frutto della comunione di intenti tanto fisica quanto affettiva nella concezione della accoglienza.

In definitiva, nel momento in cui la sfera dei diritti soggettivi va ad incidere sulla collettività il loro riconoscimento ed esercizio non può non tener conto degli assetti sociali che ne possano derivare evitando pericolosi e nocivi squilibri, senza con ciò nulla togliere alle legittime aspirazioni di chi rivendica la tutela giuridica della propria relazione affettiva.

RingraziandoLa per l’attenzione Le invio a nome di tutto il Consiglio di Presidenza cordiali saluti.
(documento approvato dal Consiglio di Presidenza)
Il Presidente Nazionale
Filippo M. Boscia