19Gennaio2018

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Medici Cattolici: con l’eterologa ampia ferita all’embrione e alla sua intangibilità

Apprese le motivazioni della sentenza sull’utilizzo di gameti eterologhi nelle tecniche di fecondazione umana, i medici cattolici esprimono grande preoccupazione per la vita personale degli embrioni affidati alla discrezionalità ideologica dei giudici. Ancora una volta la vita umana dell’embrione viene ferita nella sua intangibilità. Ogni legittimazione dell’utilizzo eterologo dei gameti si traduce in un’azione violenta sulla vita stessa dell’embrione, soggiogato e condizionato dall’altrui volontà. Questa sentenza lede il diritto dell’embrione alla piena riconoscibilità della personale identità genitoriale: l’utilizzo eterologo dei gameti introduce un criterio di precarietà esistenziale ed esclude l’importante legittimazione genetica della paternità/maternità.
L’applicazione di tecniche eterologhe in medicina della riproduzione, secondo i medici cattolici, rappresenta un disvalore che fa prevedere in prospettiva un effettivo danno alla persona del figlio concepito e ripercussioni sul suo registro neurosensoriale e sulla sua psiche definitivamente e indubbiamente segnata da tale scelta.
La lotteria ricombinante della vita personale degli embrioni crea e sostiene un nuovo genoma e determina una identità biologica specifica individuale del nuovo organismo.
In forza dell’unità sostanziale del corpo con lo spirito il genoma umano non ha soltanto un significato biologico ma è portatore di una dignità antropologica che pervade e vivifica l’embrione.
Il genoma umano alla nascita pone anche altri delicati problemi e tra questi quelli del rispetto degli elementi costituenti che dovrebbero essere conosciuti, sempre e comunque, perché riguardanti la persona, le sue origini e la sua discendenza.
I medici cattolici ribadiscono che la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, è un bene intangibile di cui nessuno può disporre.
Roma 11 giugno 2014
Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale

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Comunicato stampa sul decreto Zingaretti 30 06 2014

I medici cattolici giudicano riprovevole ogni forma di aborto, diretto o indiretto, nascosto o occulto.
Ribadiscono che è atto abortivo anche l’uso di farmaci o di mezzi che impediscono l’impianto in utero dell’embrione fecondato o di quelli che ne provocano il distacco precoce.
Riaffermano che chi consapevolmente prescriva o applichi tali farmaci o mezzi coopera con azioni abortive.
Gli operatori sanitari in queste circostanze devono sollevare l’obiezione di coscienza: sono obbligati a farlo per loro dovere morale, ma anche per il rispetto della persona assistita.
I medici cattolici vivacemente contestano delibere o regolamenti che inducono per legge a cooperare in maniera prossima all’azione abortiva diretta o indiretta.
L’obiezione di coscienza dei medici cattolici proprio in queste circostanze si fa acuta e viva e ha tra l’altro significato di denuncia sociale di una ingiustizia legalizzata perpetrata contro la vita nascente.
La tutela e l’accoglienza della vita nascente è azione e testimonianza indispensabile, decisiva è credibile che ogni cristiano deve dare.


Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale
Roma 30 giugno 2014

Discorso Presidente Prof. Filippo Boscia per il 70° dell'AMCI.

Desidero esprimere un vivissimo ringraziamento al Cardinale Angelini e alla Madre Generale della Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo, Madre Maurizia, per averci accolti oggi 5 luglio 2014, a settanta anni dalla fondazione dell’AMCI, nella loro Cappella privata per rendere grazie al Signore nostro Dio.
E' il Signore che ci invita a celebrare questo anniversario alla presenza di Sua Eminenza il Card. Angelini e ci chiama a partecipare alla Funzione Liturgica presieduta da Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Sciacca e concelebrata da Mons. Andrea Manto.
Al Signore vogliamo affidare il nostro futuro e offrire la nostra testimonianza perenne al servizio della vita.
La nostra Associazione ecclesiale, è nata 70 anni fa, il 5 luglio del 1944 per la provvidenziale positiva azione dei soci Gedda, Maltarello, Villani, Dordoni, Lodoli, Sartori, Biava e Stablum, fondatori che in questa particolare giornata desideriamo ricordare e onorare con particolare affetto e riconoscenza.
L’AMCI da allora è stata ed è sempre fedele al Magistero della Chiesa e testimonia la propria identità in limpido e leale servizio, così come auspicato dai fondatori che l’hanno concepita e da tutti i loro eredi che l’hanno trasmessa fino ad oggi.
L’attività dell’AMCI, Associazione di fedeli laici, sempre aderente alla missione fondamentale della Chiesa, ha coperto una vastità incredibile di campi di azione che dalle attività professionali si sono estese alle complesse questioni del nascere, del vivere, del soffrire, della cura, e della care della persona umana in ogni faticosa tappa del suo percorso terreno.
L’AMCI ha offerto solida formazione ai propri aderenti affinché testimoniassero con carità e spirito missionario il Vangelo della Vita estendendo questa testimonianza alle famiglie, alle agenzie educative e di comunicazione sociale, privilegiando i settori della cultura e della politica.
Per tutto questo siamo particolarmente grati al Cardinale Angelini che ci ha guidati, ai medici fondatori e a tutti gli amici che ci hanno preceduto nelle responsabilità associative. Tutti ci hanno permesso di agire rispettando il dovuto legame con l’autorità ecclesiastica e ci hanno fatto percepire i criteri fondamentali di ecclesialità di una Associazione che svolge il suo impegno e la sua vivace attività al servizio della dignità integrale dell’uomo.
L’AMCI è una sorta di arena nella quale si combatte una battaglia di civiltà e dove si sono perfezionate come vocazione e testimonianza le strategie in difesa della vita, delle fragilità, delle sofferenze e dove si svolgono sfide educative riguardanti le famiglie, l’accettazione dei figli, l’educazione della gioventù, la cura degli ammalati, e la difesa della vita umana dal concepimento sino al suo naturale declino.
Così l’hanno voluta i nostri Assistenti Ecclesiastici Nazionali: una sorta di laboratorio strategico sempre al servizio della vita e di una proficua formazione.
A loro va il nostro sentito ringraziamento!
A Mons. Pelloux, vivace presenza del primo quinquennio;
Al Cardinale Angelini che ci ha seguito sino ad oggi e continuerà ancora con affetto a seguirci;
Al Cardinal Tettamanzi, Assistente Ecclesiastico dal 1998 al 2012;
A Mons. Menichelli, attualmente Vescovo Delegato a guidare l’AMCI nel suo futuro.
Con loro ringrazio anche i Vice Assistenti Nazionali: S. E. Mons. Ignacio Carrasco de Paula, Mons. Mauro Cozzoli e Don Roberto Colombo.
Voglio estendere il mio riconoscente pensiero a tutti i Soci della nostra Associazione che hanno dedicato impegno e positive energie per il bene dell’AMCI. Tra i Soci Fondatori voglio in particolare ricordare l'entusiasmo del Prof. Maltarello, degno testimone di fede che io ho personalmente conosciuto, apprezzato e onorato.
Testimoni credibili sono stati tutti gli altri fondatori, cari amici che a noi hanno lasciato in perenne eredità l’Associazione, affinché continuassimo a forgiare la nostra coscienza cristiana e a sostenere ogni lotta per la giustizia, per la pace e per il bene comune.
Insieme a loro ricordo e ringrazio tutti i Presidenti Nazionali da Gedda, a de Franciscis, da Di Virgilio a Saraceni, tutti i Segretari Nazionali, i Consiglieri Eletti e Cooptati, i Presidenti Regionali e Diocesani, e tutti i Soci che dedicano le loro attività con creatività e forza al servizio degli altri, degli ammalati fragili, ai poveri, indifesi, ai portatori di handicap, e coloro che sono impegnati in lontane terre di missione.
Ricordo il lavoro silenzioso delle nostre segretarie Cristina Narcisi e Valentina Romanini e di tanti altri.
Naturalmente non è possibile presentare in questa sede il lungo loro elenco, ma le loro attività sono ben conosciute a noi tutti che continuiamo a godere del loro impegno e del loro servizio.
Sentiamo viva e palpitante la voce del Pontefice Pio XII, Papa Pacelli, che nel tormentato periodo bellico e per tutto il suo pontificato, con forza e coraggio, ha incitato all'unità dei Cristiani e al loro impegno laicale.
Sentiamo viva e palpitante la presenza dei Pontefici Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e quella dei pontefici tutti che hanno amato e incoraggiato l'AMCI.
Abbracciamo Papa Francesco, al quale diciamo che desideriamo trovare e proclamare parole nuove e forme nuove con cui raccontare la bellezza e la forza della fede alle persone che incontriamo, ai fragili, agli indifesi, ai deboli, ai feriti dalla vita, per ridar loro la speranza e la certezza che il Signore è con loro che non li abbandona mai, ma li ama teneramente.
Vogliamo essere accanto a Papa Francesco nei percorsi missionari e di conversione che sono di fatto cogenti e necessari nel mondo intero e in modo particolare nella nostra Europa e nella cattolicissima Italia.
Con questo spirito vogliamo essere, e certamente saremo, testimoni credibili di Cristo Risorto ed evangelizzatori nel mondo della sofferenza. La nostra professione, e le nostre competenze saranno vissute da ciascuno di noi come missione per realizzare pienamente il bene dell’umanità nella verità, nella giustizia, nell’amore, nel servizio ai più deboli.
E’ questo il mio augurio per tutti. Viva l’AMCI e il suo futuro.

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comunicato DAT Comune di Roma luglio 2014

La Costituzione italiana impegna a proteggere tutti i cittadini, soprattutto se fragili o ammalati e in special modo se in fase terminale.
I vistosi progressi tecnologici e terapeutici della medicina indubbiamente hanno schiuso imprevedibili possibilità di cura prolungando la sopravvivenza molto a lungo in modo impensato fino a pochi anni fa, e trasformando il fine vita nel più lungo percorso del morire, che spaventa molti.
In questi percorsi di fragilità che connotano più paure e meno speranze, in nome di un soggettivismo e totalitarismo assolutamente sfrenato il Consiglio Comunale di Roma ha voluto rivendicare un primato, promuovendo l’istituzione del Registro Comunale per le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) con l’intento di trascrivere le volontà di soggetti interessati al rifiuto o alla negazione dei trattamenti sanitari.
I Medici Cattolici dissentono e si discostano in modo assoluto da questa decisione: sono fortemente convinti che ogni Operatore Sanitario per dignità e deontologia deve sempre rispettare il dovere assolutamente ineludibile del prendersi cura di ogni fragilità e di ogni paziente in ogni severa condizione clinica escludendo da un canto accanimenti terapeutici ma riaffermando con vigore l’assoluto impegno alla proporzionalità delle cure.
I Medici Cattolici riaffermano che la alimentazione e nutrizione sono atti di sostegno vitale e devono essere usati quando ritenuti utili e proporzionati.
Nella gestione clinica del paziente l’ascolto, la relazione, la comunicazione della diagnosi e l’attivazione di protocolli di sostegno deve continuamente calarsi in un clima di solidarietà e comprensione, senza nascondimenti di alcun genere ma lasciando la porta largamente aperta alla speranza.
Ogni medico, se bene attento alla relazione umana che lo lega al suo paziente, deve escludere nei percorsi assistenziali ogni deriva eutanasica.
I Medici Cattolici apprezzando il grande lavoro svolto dal Past President Nazionale dell’AMCI, On. Di Virgilio nell’ambito della sua attività parlamentare nella qualità di Relatore sul Disegno di Legge “Disposizione in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, riaffermano che le DAT pur se depositate presso le strutture comunali non possono costituire testamento vincolante per il medico curante, che viceversa rimarrà bene attento alla relazione umana e solidaristica che lo lega al suo paziente rispettando, in ogni Paese, e nel mondo, l’alleanza terapeutica, incontro tra una fiducia (quella del paziente), ed una coscienza (quella del medico) dando risalto ai fondamenti etici della professione e mantenendo concreta adesione ad ogni possibilità di care, ossia del prendersi davvero cura
L’agire medico terrà sempre presente ogni possibile bilanciamento tra i desideri espressi dal paziente e doveri professionali mai escludendo ogni possibile cura palliativa.
Il Medico cattolico mai dovrà essere dispensato dall’attuare interventi di proporzionalità terapeutica e mai potrà essere costretto ad escludere terapie proporzionate alle reali condizioni cliniche, proponendo anche trattamenti di sostentamento vitale nelle fasi cosiddette terminali. E proprio in queste fasi che il medico cattolico può e deve dare di più.

Roma, 3 luglio 2014

Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale