21Novembre2018

210714 Boscia a UnoMattina

Il Presidente dell'AMCI Filippo Maria Boscia intervistato a Uno Mattina su Rai1 sulla fecondazione eterologa

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21/7 Boscia ad Unomattina


Lunedì prossimo, 21 luglio 2014 (ore 8.38) il Presidente dell'Amci prof. Filippo Maria Boscia sarà ospite dello spazio di approfondimento del Tg1 mattina, in onda all'interno di Unomattina su Rai1

Download this file (COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO ZINGARETTI 30 giugno 2014.pdf)

Comunicato stampa sul decreto Zingaretti 30 06 2014

I medici cattolici giudicano riprovevole ogni forma di aborto, diretto o indiretto, nascosto o occulto.
Ribadiscono che è atto abortivo anche l’uso di farmaci o di mezzi che impediscono l’impianto in utero dell’embrione fecondato o di quelli che ne provocano il distacco precoce.
Riaffermano che chi consapevolmente prescriva o applichi tali farmaci o mezzi coopera con azioni abortive.
Gli operatori sanitari in queste circostanze devono sollevare l’obiezione di coscienza: sono obbligati a farlo per loro dovere morale, ma anche per il rispetto della persona assistita.
I medici cattolici vivacemente contestano delibere o regolamenti che inducono per legge a cooperare in maniera prossima all’azione abortiva diretta o indiretta.
L’obiezione di coscienza dei medici cattolici proprio in queste circostanze si fa acuta e viva e ha tra l’altro significato di denuncia sociale di una ingiustizia legalizzata perpetrata contro la vita nascente.
La tutela e l’accoglienza della vita nascente è azione e testimonianza indispensabile, decisiva è credibile che ogni cristiano deve dare.


Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale
Roma 30 giugno 2014

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Medici Cattolici: con l’eterologa ampia ferita all’embrione e alla sua intangibilità

Apprese le motivazioni della sentenza sull’utilizzo di gameti eterologhi nelle tecniche di fecondazione umana, i medici cattolici esprimono grande preoccupazione per la vita personale degli embrioni affidati alla discrezionalità ideologica dei giudici. Ancora una volta la vita umana dell’embrione viene ferita nella sua intangibilità. Ogni legittimazione dell’utilizzo eterologo dei gameti si traduce in un’azione violenta sulla vita stessa dell’embrione, soggiogato e condizionato dall’altrui volontà. Questa sentenza lede il diritto dell’embrione alla piena riconoscibilità della personale identità genitoriale: l’utilizzo eterologo dei gameti introduce un criterio di precarietà esistenziale ed esclude l’importante legittimazione genetica della paternità/maternità.
L’applicazione di tecniche eterologhe in medicina della riproduzione, secondo i medici cattolici, rappresenta un disvalore che fa prevedere in prospettiva un effettivo danno alla persona del figlio concepito e ripercussioni sul suo registro neurosensoriale e sulla sua psiche definitivamente e indubbiamente segnata da tale scelta.
La lotteria ricombinante della vita personale degli embrioni crea e sostiene un nuovo genoma e determina una identità biologica specifica individuale del nuovo organismo.
In forza dell’unità sostanziale del corpo con lo spirito il genoma umano non ha soltanto un significato biologico ma è portatore di una dignità antropologica che pervade e vivifica l’embrione.
Il genoma umano alla nascita pone anche altri delicati problemi e tra questi quelli del rispetto degli elementi costituenti che dovrebbero essere conosciuti, sempre e comunque, perché riguardanti la persona, le sue origini e la sua discendenza.
I medici cattolici ribadiscono che la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, è un bene intangibile di cui nessuno può disporre.
Roma 11 giugno 2014
Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale

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Download this file (comunicato DAT Comune di Roma luglio 2014.pdf)

comunicato DAT Comune di Roma luglio 2014

La Costituzione italiana impegna a proteggere tutti i cittadini, soprattutto se fragili o ammalati e in special modo se in fase terminale.
I vistosi progressi tecnologici e terapeutici della medicina indubbiamente hanno schiuso imprevedibili possibilità di cura prolungando la sopravvivenza molto a lungo in modo impensato fino a pochi anni fa, e trasformando il fine vita nel più lungo percorso del morire, che spaventa molti.
In questi percorsi di fragilità che connotano più paure e meno speranze, in nome di un soggettivismo e totalitarismo assolutamente sfrenato il Consiglio Comunale di Roma ha voluto rivendicare un primato, promuovendo l’istituzione del Registro Comunale per le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) con l’intento di trascrivere le volontà di soggetti interessati al rifiuto o alla negazione dei trattamenti sanitari.
I Medici Cattolici dissentono e si discostano in modo assoluto da questa decisione: sono fortemente convinti che ogni Operatore Sanitario per dignità e deontologia deve sempre rispettare il dovere assolutamente ineludibile del prendersi cura di ogni fragilità e di ogni paziente in ogni severa condizione clinica escludendo da un canto accanimenti terapeutici ma riaffermando con vigore l’assoluto impegno alla proporzionalità delle cure.
I Medici Cattolici riaffermano che la alimentazione e nutrizione sono atti di sostegno vitale e devono essere usati quando ritenuti utili e proporzionati.
Nella gestione clinica del paziente l’ascolto, la relazione, la comunicazione della diagnosi e l’attivazione di protocolli di sostegno deve continuamente calarsi in un clima di solidarietà e comprensione, senza nascondimenti di alcun genere ma lasciando la porta largamente aperta alla speranza.
Ogni medico, se bene attento alla relazione umana che lo lega al suo paziente, deve escludere nei percorsi assistenziali ogni deriva eutanasica.
I Medici Cattolici apprezzando il grande lavoro svolto dal Past President Nazionale dell’AMCI, On. Di Virgilio nell’ambito della sua attività parlamentare nella qualità di Relatore sul Disegno di Legge “Disposizione in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, riaffermano che le DAT pur se depositate presso le strutture comunali non possono costituire testamento vincolante per il medico curante, che viceversa rimarrà bene attento alla relazione umana e solidaristica che lo lega al suo paziente rispettando, in ogni Paese, e nel mondo, l’alleanza terapeutica, incontro tra una fiducia (quella del paziente), ed una coscienza (quella del medico) dando risalto ai fondamenti etici della professione e mantenendo concreta adesione ad ogni possibilità di care, ossia del prendersi davvero cura
L’agire medico terrà sempre presente ogni possibile bilanciamento tra i desideri espressi dal paziente e doveri professionali mai escludendo ogni possibile cura palliativa.
Il Medico cattolico mai dovrà essere dispensato dall’attuare interventi di proporzionalità terapeutica e mai potrà essere costretto ad escludere terapie proporzionate alle reali condizioni cliniche, proponendo anche trattamenti di sostentamento vitale nelle fasi cosiddette terminali. E proprio in queste fasi che il medico cattolico può e deve dare di più.

Roma, 3 luglio 2014

Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI e Direttivo Nazionale