25Aprile2018

Proposta di emendamenti a Biotestamento del Presidente della FEAMC Dr. Vincenzo Defilippis

Art. 1. (Consenso informato)

1. La presente legge, nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge. 

2. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. Contribuiscono alla relazione di cura, in base alle rispettive competenze, gli esercenti una professione sanitaria che compongono l’équipe sanitaria. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di fiducia del paziente medesimo. 

3. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefìci e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Può rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni ovvero indicare i familiari o una persona di sua fiducia incaricati di riceverle e di esprimere il consenso in sua vece se il paziente lo vuole. Il rifiuto o la rinuncia alle informazioni e l’eventuale indicazione di un incaricato sono registrati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. 

4. Il consenso informato, acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che le consentano di comunicare. Il consenso informato, in qualunque forma espresso, è inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. Il consenso informato va acquisito per qualsiasi trattamento sanitario implicante effetti collaterali o possibili eventi avversi e sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale e domiciliare.

5. Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, con le stesse forme di cui al comma 4, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento, con le stesse forme di cui al comma 4, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica. Ferma restando la possibilità per il paziente di modificare la propria volontà, l’accettazione, la revoca e il rifiuto sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. 

6. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali; a fronte di tali richieste, il medico e il personale sanitario non medico  non hanno obblighi professionali e possono, comunque, avvalersi del diritto di obiezione di coscienza e di scienza. 

7. Nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico e i componenti dell’équipe sanitaria assicurano le cure necessarie, nel rispetto della volontà del paziente ove le sue condizioni cliniche e le circostanze consentano di recepirla.

8. Il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura. 

9. Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei princìpi di cui alla presente legge, assicurando l’informazione necessaria ai pazienti e l’adeguata formazione del personale, purché non in contrasto con norme di legge o finalità statutarie originarie.

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Alessandro Nottegar proclamato venerabile

In allegato la lettera del Presidente Boscia agli iscritti AMCI sulla proclamazione di Alessandro Nottegar a venerabile e la risposta della Vedova Luisa Scipionato

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21/10 FRAGILITA’ E DOLORE NEL CONTESTO GIUBILARE DELLA MISERICORDIA il comunicato

COMUNICATO STAMPA

L’AMCI DEDICA UNA GIORNATA DI RIFLESSIONE SU “FRAGILITA’ E DOLORE NEL CONTESTO GIUBILARE DELLA MISERICORDIA”
IL CONGRESSO SI TERRÀ IN ROMA IL 21 OTTOBRE 2016 (DALLE ORE 14.00 ALLE 18.30) PRESSO LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA

Dolore, non un semplice sintomo, ma una vera e propria patologia tra le più diffuse a livello mondiale, ma anche tra quelle meno diagnosticate e trattate. Il dolore acuto e cronico è un’esperienza che in Europa condiziona la vita di un adulto su 5, con un costo stimato di almeno 40 miliardi di euro in termini di giornate di lavoro perdute. In Italia, sono almeno 15 milioni la persone (uomini e donne paritariamente) che patiscono per dolori cronicizzati nel tempo: un italiano su 4.

Il problema è, purtroppo, universale: l’80% della popolazione mondiale non ha accesso ad un adeguato trattamento del dolore.
Nonostante questa “universalità” del tema, pochi se ne interessano, gli stessi medici hanno difficoltà a comunicare e trattare adeguatamente, molti conoscono i particolari della legge 38/2010 e trovano difficoltà burocratiche e di impostazione di studio (specie i meno giovani) essendo carente l’ordinamento della facoltà medica di un insegnamento dedicato. Vi sono ricerche che dimostrano come il dolore mal curato diventi più intenso, più esteso, più difficilmente controllabile. Ma soprattutto è eticamente inaccettabile e senza alcuna utilità lasciare che il paziente soffra senza cercare di trattare il dolore con i mezzi di cui disponiamo. Né va sottovalutato il rischio cui il dolore persistente espone anche l’equilibrio psichico del sofferente, possibile porta aperta ad atti inconsulti contro se stesso e gli altri.

Nella sua lettera apostolica Salvifici doloris”, Giovanni Paolo II ci ha lasciato un messaggio meraviglioso nel quale si riconosce, alla base, la propria sensibilità umana e spirituale, la dolorosa esperienza personale.

Togliere o ridurre il dolore “divinum est”! Indispensabile certamente per ridurre “l’oppressione della mente e dello spirito che esso comporta”.
Ma – dice il prof. Filippo Boscia, presidente AMCI, che ha indetto il congresso: “E’ doveroso alleviare il dolore, sempre”
Il convegno, che vuole, tra l’altro, al di là di ogni possibile barriera culturale, promuovere il primo report italiano ed europeo sul rilevante tema e progetto, in area dolore, la persona è centrale nel processo di cura, vuole anche riaffermare che:

  • doveroso è il controllo del dolore;
  • doveroso è il sollievo della sofferenza
  • doveroso riaffermare il principio del “diritto di non soffrire”.

Notevole è l’impegno della Medicina, della Chiesa Cattolica, dei Pontifici Consigli, della CEI, dell’AMCI nell’affrontare tutte le problematiche ancora irrisolte.
L’impegno non è più rinviabile, occorre colmare il gap ancora esistente per la completa applicazione della Legge 38/2010.

 

  • Occorre coinvolgere quella minoranza di operatori sanitari non ancora adeguatamente coinvolti nella gestione del paziente con dolore cronico o oncologico.
  • Fare voti perché l’attenzione alla problematica del “dolore cronico inutile” sia alta!
  • Rispettare il diritto di tutti ad aver accesso ad ogni più efficace terapia per una migliore qualità di vita rimuovendo il dolore “inutile”.
  • Ricordare a tutti l’obbligo della proporzionalità terapeutica: è necessario dare sollievo alla sofferenza e al dolore.
  • Ricordare a tutti che la sedazione terminale “non provoca la morte” ma ha l’esclusivo fine di controllare il dolore e la sofferenza.

 

Il Prof. Filippo M. Boscia, presidente AMCI, riafferma che “occorre colmare vuoti assistenziali ovunque, nella medicina di famiglia, nei centri assistenziali HUB & SPOKE, pubblici e privati”.
L’AMCI intende affrontare tutti i nodi problematici irrisolti nella gestione del paziente che soffre scegliendo di porsi al suo capezzale.
ALLEVIARE IL DOLORE OGGI E’ LA PRIMARIA VERA EMERGENZA DA RISOLVERE.

Di cosa parliamo?

  • dolore acuto: limitato nel tempo e nello spazio (regione del corpo), da causa nota o sospetta. Importante la sua presenza prima che si giunga a diagnosi per la quale detto sintomo può rappresentare elemento idenfificativo.
  • dolore cronico: convenzionalmente lo si fissa con durata da almeno 3 mesi; indipendente dalla patologia in atto, non orientato a finalità specifica, quindi, a giudizio del medico, "inutile" e concreta una malattia a se stante.

I Farmaci:
Non oppiodi, antinfiammatori e non steroidei;
Oppioidi vanno prescritti dal medico del quale bisogna osservare alla lettera, le raccomandazioni. La loro utilizzazione è disciplinata da apposita legge che ne favorisce, in modi e circostanze opportuni, l'impiego.La cosiddetta sedazione terminale, se condotta secondo regole, non affretta l'exitus.
L'OMS suggerisce una scala di approccio con farmaci non oppiodi (dolori lievi), oppioidi minori con o senza non oppioidi (dolere lieve-moderato), oppioidi maggiori eventualmente abbinati a non oppioidi (dolore moderato-severo)

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SIR Intervista a Boscia su Legalizzazione Cannabis

Cannabis: Boscia (Amci), “legalizzazione comporterebbe pericolosità dal punto di vista medico”
“Sono ormai molte le evidenze scientifiche provenienti dalle varie discipline e specialità mediche che concordano e lanciano l’allarme delle dimostrate conseguenze disastrose che la legalizzazione della cannabis comporterebbe in relazione alle future condizioni di salute della popolazione soprattutto giovanile.
Alla luce dell’esperienza statunitense e delle conseguenze sulla sanità pubblica che sono state ad oggi scientificamente documentate, l’Amci ritiene doveroso sottolineare la pericolosità dal punto di vista medico che una scelta come la legalizzazione o ancor peggio liberalizzazione, comporterebbe”.
Ad affermarlo è Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci). Secondo Boscia, “il problema del controllo del traffico e del consumo di cannabis non può essere risolto con soluzioni che incrementino e legittimino il suo consumo sociale” anche perché “il prezzo da pagare in termini di salute mentale e fisica è inaccettabile oltre che insostenibile pure per gli alti costi sociali e sanitari che genererebbe.
Inoltre, rispetto, all’uso medico dei prodotti a base di delta 9 THC (il principio attivo della cannabis), per il presidente dell’Amci, c’è necessità “di consigliare ai medici estrema prudenza nell’utilizzo di tali preparati” oltre che “ulteriori studi scientifici in grado di provare la sicurezza e la reale efficacia di tali farmaci, ad oggi scarsamente dimostrata”. Infine, “sulla coltivazione domestica della cannabis per uso sia ricreativo che medico, l’Amci non può che dissentire profondamente perché tale scelta è contraria ad ogni basilare principio di correttezza professionale e scientificità dell’utilizzo di terapie mediche a base di sostanze psicoattive che non possono essere lasciate alla diretta gestione del paziente”.

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Vaccini: sanzioni per i medici che li sconsigliano. Boscia (Amci), “ogni cittadino è responsabile della salute collettiva

I medici che sconsigliano i vaccini infrangono il Codice deontologico e vanno incontro a sanzioni disciplinari, o addirittura alla radiazione dall’Ordine. Lo sostiene la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) che il 20 luglio ha presentato un documento sui vaccini. Per Filippo Maria Boscia, ginecologo e presidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), “quando è in ballo il bene della persona è doveroso alzare la voce perché la salute collettiva è responsabilità di ogni cittadino”

I medici che sconsigliano i vaccini infrangono il Codice deontologico e vanno incontro a sanzioni disciplinari, o addirittura alla radiazione dall’Ordine. Lo sostiene la Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che il 20 luglio ha presentato a Roma un documento sui vaccini approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale della Federazione lo scorso 8 luglio. “Quando è in ballo il bene della persona è doveroso alzare la voce perché la salute collettiva è responsabilità di ogni cittadino”, commenta Filippo Maria Boscia, ginecologo e presidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), secondo il quale “occorre isolare il virus letale” di chi “diffonde bufale come quella dalle correlazione vaccini-autismo”.

Obiettivo del documento, spiega Fnomceo, è “favorire una cultura della vaccinazione a 360°, coinvolgendo non solo tutti i medici, ma i decisori pubblici, le istituzioni, i legislatori, i magistrati, i ricercatori, i comunicatori e, soprattutto, i pazienti e i cittadini tutti”. Nella storia della medicina i vaccini sono “gli interventi più efficaci mai resi disponibili per l’uomo – afferma la presidente della Federazione, Roberta Chersevani. – Ed è forse proprio la scomparsa del confronto quotidiano con le conseguenze mortali o invalidanti di tante malattie, dovuta alla scoperta dei vaccini e delle terapie antibiotiche, che ha indotto la cittadinanza a credere che il successo sulle malattie infettive fosse definitivo”. “Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario – si legge nel testo -, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”.

Come cittadino, come medico, come medico cattolico e come medico impegnato in missioni umanitarie all’estero sottoscrivo questo documento in pieno”, prosegue Boscia che conosce bene i rischi della mancanza di vaccinazioni. Il presidente Amci è infatti responsabile anche di un ospedale in Congo dove tra la popolazione non vaccinata la mortalità per epidemie tocca anche il 20% fra i neonati nel primo mese di vita e le loro mamme.

“Del tutto infondata la bufala secondo la quale esisterebbe una correlazione tra vaccinazione e patologie dello spettro autistico”,
prosegue richiamando la recente “assoluzione” da parte della Commissione di esperti della Procura di Trani del vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia. “Questioni di questo tipo non devono essere dibattute nei Tribunali ma all’interno delle comunità scientifiche che non hanno mai stabilito nessi di consequenzialità tra vaccini e insorgenza di patologie”.

“Lo stato di salute della popolazione non è un dato definitivamente acquisito, ma deve essere continuamente presidiato e difeso e ciò vale per ogni attentato che si voglia portare all’efficienza del Servizio sanitario nazionale”, la conclusione del documento. “L’educazione sanitaria volta a mantenere la salute collettiva prevenendo le malattie – chiosa Boscia – poggia interamente su un presupposto etico di responsabilità che parte dalla comunità che istruisce ed educa il cittadino e si riversa pienamente come responsabilità sul cittadino stesso che si impegna con ogni mezzo a mantenere il bene della salute per sé e per gli altri.

Questa dimensione della salute non può essere barattata.

Purtroppo anche nel mondo della ricerca scientifica vi possono essere dei delinquenti che con il loro comportamento irresponsabile scoraggiano le vaccinazioni, ma chi non si vaccina diventa potenzialmente letale perché veicolo di diffusione di virus che mettono a rischio anziani, neonati, immunodepressi. Soggetti vulnerabili che è responsabilità di tutti proteggere”.

La Federazione ha annunciato sanzioni disciplinari fino alla radiazione dall’Ordine per i medici che sconsigliano senza ragioni scientifiche i vaccini: “Certamente – commenta il presidente Amci – una censura è necessaria”:

“Occorre isolare il virus letale” di chi “diffonde bufale come quella dalle correlazione vaccini-autismo o di chi definisce i vaccini superflui o inutili”.

E ancora: “Chi diffonde notizie false e tendenziose non merita di abitare una comunità scientifica. La ricerca va sempre condotta in accordo con i principi etici fondamentali, in conformità con gli standard della medicina e le linee guida professionali sulla cura e la gestione dei soggetti che si rivolgono a noi. La dimensione scientifica è una dimensione in progress”. Per questo, conclude, “i medici sono tenuti all’aggiornamento costante. Se non avvertono questa responsabilità devono allontanarsi dalla professione.

La medicina non può essere affidata alla libertà o all’arbitrio individuale”.

tratto dal sito Agensir link all'articolo