STEFANO OJETTI: «CORRESPONSABILITÀ E CUMPASSIO: LA CURA NON È SOLO COMPITO DEI MEDICI, MA DI TUTTA LA COMUNITÀ»
In vista dell’11 febbraio 2027, il Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani commenta il tema scelto da Papa Leone XIV sul brano evangelico del paralitico di Cafarnao. Un appello a superare le barriere della malattia e della solitudine.
In occasione della trentacinquesima Giornata Mondiale del Malato, istituita nel 1992 da San Giovanni Paolo II, il Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), Stefano Ojetti, ha espresso la profonda adesione dei medici cattolici al tema scelto da Papa Leone XIV per la ricorrenza dell’11 febbraio 2027: “«Lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù». Il ruolo della comunità nella cura di ogni persona”.
Al centro della riflessione del Presidente Ojetti vi è il brano del Vangelo di Luca (Lc 5, 19) dedicato alla guarigione del paralitico, i cui quattro amici non esitarono a salire sul tetto di una casa e ad aprirsi un varco tra le tegole per calare il sofferente al cospetto di Gesù.
Superare la solitudine attraverso la “cum-passio”
«La sofferenza genera un profondo senso di abbandono che assale frequentemente chi è affetto da una patologia», sottolinea Stefano Ojetti. «Nel malato esiste un bisogno intrinseco di compassione da parte di chi lo circonda. E l’etimologia stessa della parola — cum passio — ci ricorda il suo significato autentico: soffrire insieme».
Se nell’ambito dell’assistenza sanitaria resta prioritario il compito del personale medico di intervenire clinicamente sulle fragilità, il messaggio del Papa dilata il perimetro della responsabilità a tutta la società civile.
L’appello a famiglie, associazioni e istituzioni
«Il Santo Padre, ponendo l’accento sul ruolo della comunità, rivolge un invito chiaro a ognuno di noi: famiglie, associazioni e istituzioni devono farsi prossime al sofferente», prosegue il Presidente dell’AMCI. «Non dobbiamo arrestarci di fronte alle barriere e alle difficoltà che la malattia inevitabilmente interpone. Dobbiamo agire con la stessa convinzione e fede di quei quattro amici che non esitarono a salire sul tetto, certi che non sarebbero rimasti delusi».
«L’insegnamento che accogliamo per questa Giornata è un richiamo a coltivare maggiore amicizia tra le persone e tra i popoli, rafforzando la solidarietà e la vicinanza verso chi si trova confinato in una sofferenza sia fisica sia morale. È attraverso la considerazione, l’ascolto e la comprensione che possiamo aprire al sofferente le porte della speranza, evitando che la sofferenza trapassi in disperazione», conclude Ojetti.
