18Febbraio2018

OJETTI : Articoli su Avvenire e su In Terris

Vi proponiamo due interessanti interventi del nostro Vice presidente Ojetti sul tema delle DAT . Uno pubblicato nei giorni scorsi su Avvenire (in allegato) ed uno su terris che potete  invece leggere qui di seguito.

 

GIOVEDÌ 01 FEBBRAIO 2018, 00:02, IN TERRIS

L'eutanasia omissiva è entrata in vigore

STEFANO OJETTI

d un’attenta  lettura della legge sulle Dat entrata ieri in vigore, non si possono non riscontrare alcune criticità di possibili derive eutanasiche. La prima riguarda l’idratazione e l’alimentazione artificiali considerate come trattamenti sanitari che altre comunità scientifiche al contrario ritengono terapie di sostegno (sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici. art.1 c. 5).

Le Dat su questo punto comporteranno necessariamente da parte del medico, nella coscienza  di preservare la persona  da sofferenze atroci,  la messa in atto di una sedazione profonda del paziente che non potrà che completare questa scelta di morte configurandosi comunque per la sospensione dell’idratazione una eutanasia omissiva, pur se richiesta, ed una accelerazione dell’exitus deprimendo i farmaci il centro respiratorio. A conferma di ciò e per sgomberare quindi il campo da qualsivoglia sospetti eutanasici il legislatore ha voluto sollevare,  nell’obbligatorietà dell’osservanza delle Dat,  l’operatore sanitario da responsabilità penali.

La seconda questione riguarda la obbligatorietà, da parte delle strutture sanitarie pubbliche e private, nel garantire la disposizione  anticipata di trattamento trattandosi di disposizioni e non di dichiarazioni (Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei princìpi di cui alla presente legge art.1 c.9), e quella velata del medico (Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo…art.1 c. 6) non comparendo mai nella legge la parola “Obiezione di Coscienza” così come invece è ben evidente nella legge 194. La posizione del medico nei confronti dell’obiezione di coscienza risulta quanto mai nebulosa e certamente non chiara ( Il medico è tenuto al rispetto delle DAT, le quali possono essere disattese, in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente… Nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, si procede ai sensi del comma 5 dell'articolo 3.).

Spesso compaiono nel testo di legge frasi come “ il medico è tenuto al rispetto delle DAT” o “ è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente” salvo poi se in disaccordo col fiduciario arrivare ad un contenzioso legale dove in ultima analisi sarà il giudice a decidere sul suo comportamento dettato da motivazioni scientifiche e o anche etiche. Credo che su questo punto si debba fare chiarezza perché se è vero che il paziente è detentore di un diritto, altrettanto lo è il medico che in base alle sue convinzioni etico-scientifiche non può e non deve essere ridotto ad un mero esecutore testamentario. In realtà il contenuto di questa  legge presentata come una panacea del fine vita è già ampiamente e con discernimento normato dal codice di Deontologia Medica, la problematica che di fatto esiste sull’obiezione di coscienza, dovendo per sostenerne la ragione andare in un contenzioso legale, aprirà certamente a derive eutanasiche di proporzioni imprevedibili e porterà a contenziosi che di fatto lasceranno l’ultima parola al discernimento giudiziale.

Stefano Ojetti - Vicepresidente nazionale Amci (Associazione Medici Cattolici Italiani)

 

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16/02 Rapporti umani e amore nell'era di facebook (Bari)

La Presidente del CIF Provinciale Dott.ssa Marienza Rossi

e la Presidente Comunale Dott.ssa Bendetta Sasanelli

per la pubblicazione del libro: 

‘À moi-même relevant la nuoti immaginazione e realtà…’ 

di Santa Fizzarotti Selvaggi

 

Sono liete di invitarVi all’incontro:

‘Rapporti umani e amore nell’era di facebook’

 

Relatori:

Prof. Filippo Boscia

Prof.ssa Santa Fizzarrotti Selvaggi

PELLEGRINAGGIO AMCI IN INDIA

 

PELLEGRINAGGIO GRUPPO AMCI

INDIA e I LUOGHI DI MADRE TERESA DI CALCUTTA

18-26 FABBRAIO 2018

L'INTERVISTA esclusiva al nuovo Presidente della FNOMCeO FILIPPO ANELLI e congratulazioni dell'AMCI

 

 

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri ha eletto il suo Nuovo Presidente nella persona del prof. Filippo Anelli al quale esprimiamo le nostre più vive felicitazioni ed i migliori auguri di un proficuo lavoro al servizio dei medici italiani.

Riteniamo altresì doveroso assicurare al Presidente Anelli ed a tutti i suoi collaboratori la nostra disponibilità a collaborare con la FONMCeO nel promuovere, in ottemperanza ai nostri principi e scopi associativi, un sempre più dignitoso esercizio della professione medica, la tutela dei diritti del medico e dei pazienti e la difesa della Vita umana.

                                                 La Presidenza  AMCI

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Il  nostro socio onorario Nicola Simonetti ha intervistato per noi il nuovo presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri Filippo Anelli e siamo quindi ben lieti di pubblicare il testo completo dell’intervista.

  

«Medici e odontoiatri, opereremo per ridare autorevolezza agli ordini»

 

Filippo Anelli è il neo presidente eletto plebiscitariamente per il prossimo triennio, salvo riconferma, a capo della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri. Lo abbiamo intervistato.

Qual è il suo programma e, soprattutto, quale la programmazione del suo mandato?

Al centro dell'attività della Fnomceo dovrà esserci il recupero dell'autorevolezza degli Ordini, nel segno dell'autonomia e dell'unità della professione. Noi proporremo che si proceda in tempi brevi a un'approfondita riflessione sull'organizzazione attuale del Ssn per affrontare al tempo stesso il disagio dei cittadini e il malessere degli esercenti la professione medica ed odontoiatrica. La Federazione dovrà avere un ruolo e cooperare alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale (Ssn), anche nell'ottica di finanziamento e sostenibilità. È importante però che questa revisione rispetti il carattere equo e solidale, valori imprescindibili del nostro sistema. Non vanno infatti dimenticate le disuguaglianze e iniquità territoriali che, purtroppo, si registrano anche nella sanità, messe in evidenza anche nella recente indagine conoscitiva della commissione Igiene e Sanità del Senato.

Cosa risponde a chi lamenta eccessiva disparità nel riparto delle risorse tra le regioni?

È fin troppo evidente l'equivoco relativo al riparto delle risorse: queste prediligono il parametro dell'invec- chiamento che, essendo più elevato al Nord, fa affluire maggiori somme ed attenzioni a questa parte d'Italia. Nella pratica, minori risorse permettono inferiori servizi dai quali derivano indicatori di salute più bassi. Il Sud finisce così per diventare tributario e dipendente dal Nord e le maggiori risorse accentuano il già «storico» gap che divide le due parti del Paese. La prevalenza di anziani non può giustificare un meccanismo che genera disuguaglianze e che non tien conto della povertà che è tra le principali cause di aumento delle malattie croniche, le quali, da sole, assorbono l'85% delle risorse del Ssn. Né sono da trascurare gli aspetti ambientali e il dato statistico sulla mortalità: al Sud si vive 4 anni in meno che al nord (in alcune zone come il napoletano, addirittura otto).

Tema cogente è anche quello relativo alla programmazione dei fabbisogni relativi al personale e alla formazione dei medici. Noi proponiamo un nuovo modello organizzativo del Ssn e l'abbandono dei criteri aziendalistici, che prevedono un controllo della spesa con obiettivi eco-nomicistici e non di salute. Questa impostazione è di per sé superata dalla legge costituzionale n. 1/2012, che stabilisce l'equilibrio di bilancio in tutti i settori e che, quindi, anche in ambito sanitario impone di operare con le risorse disponibili. Inoltre, per perseguire obiettivi di salute, è fondamentale il contributo e la partecipazione degli operatori. Le nostre competenze (dati epidemiologici non solo numerici ma verificati anche nella pratica clinica, a diretto colloquio con il paziente, i suoi bisogni, le sue difficoltà, le sue differenze, i suoi disagi) sono indispensabili per programmare gli obiettivi da raggiungere in generale e nei singoli contesti territoriali. Il potenziamento della medicina del territorio sarà fondamentale per affrontare le cronicità, che nei prossimi anni avranno un peso crescente.

Cosa fare, dunque?

Come rappresentanti della professione chiediamo di poter contribuire alla costruzione di un nuovo modello di servizio sanitario, che mette in discussione anche la crescente spesa "out of pocket" degli italiani. Un aiuto potrebbe venire anche dal privato, nel suo ruolo "integrativo" e mai "sostitutivo". Gli stessi Lea vi potrebbero trovare un'opportuna stampella applicativa meno onerosa.

E come cambia il ruolo del medico oggi?

La «politica» colloca il medico in un ruolo di «tecnico» che deve fornire «prestazioni» e non tiene conto che la stessa Carta costituzionale gli affida invece un ruolo di tutela della salute. Proprio la fedeltà a questo compito potrà risolvere anche gran parte dei conflitti recenti riguardanti il nostro contratto. Sul fronte importante della formazione, pensiamo a percorsi formativi in cui alle Università si affiancano gli ospedali e gli ambulatori dei medici di medicina generale, in un sistema capace di valorizzare le competenze del territorio anche in un'ottica di inserimento lavorativo e crescita professionale.

                                                           Nicola Simonetti