COVID : DOCUMENTO A CURA DELL'AMCI DI MILANO

Riceviamo e pubblichiamo, con piacere, un documento molto interessante sulla pandemia a cura dell'AMCI di Milano

(Presidente Alberto COZZI ed Assistente Ecclesiastico don Michele ARAMINI)


 

 

Documento AMCI sui riflessi sanitari della pandemia da Sars-Cov-2

 

Nel dibattito suscitato dalle gravi conseguenze sanitarie e sociali della pandemia da Covid-19 la sezione ambrosiana dell’Associazione Medici Cattolici si è interrogata sulla questione dei valori sottesi alle scelte in ambito di sanità pubblica, non certo per distinguere colpe o meriti, ma come occasione non rinviabile di ripensare ai fondamenti della nostra cultura. Vogliamo offrirne alcune riflessioni che ci stanno a cuore:

La possibilità di malattie inguaribili e difficilmente prevedibili come le pandemie esiste e non è alla nostra portata una garanzia assoluta di salute. Occorrerà tuttavia affrontare in futuro la prevenzione e gestione dei nuovi bisogni metropolitani e delle ricorrenti emergenze planetarie come il Magistero ambrosiano ci ha raccomandato a più riprese “secondo l’ottica di uno Stato sociale che sappia coniugare insieme assistenza e produttività, efficienza e qualità, giustizia e solidarietà” (C.M. Martini).

La limitatezza di risorse non debba mai ripercuotersi sulla popolazione più fragile “così da escludere dalle cure sanitarie alcune stagioni della vita, come la vecchiaia” (S. Giovanni Paolo II). Una particolare attenzione deve essere espressa verso vecchi, disabili, fragili e ricoverati in case di riposo, ritenuti meno degni di cure, e consegnati alla solitudine e a percorsi disperanti (E.Bianchi).

In accordo con il documento del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) dell’8 aprile 2020 ribadiamo che il rispetto dei principi di giustizia, equità e solidarietà… metta in atto tutte le strategie possibili, anche di carattere economico organizzativo, per far sì che sia garantita l’universalità e l’accessibilità delle cure.

Ogni istituzione sanitaria sarà sempre un presidio inadeguato alla malattia, ma deve tendere a migliorarsi continuamente ed essa rimane in ogni caso uno strumento al servizio della comunità, a partire dalla massima protezione offerta in primis ai Sanitari.

Il soggetto del servizio sanitario è la persona! Non l'istituzione. L'istituzione è il mezzo attraverso cui l'operatore sanitario in forza della sua decisione, liberamente assunta, si prende cura della persona ammalata. Una vocazione medica intesa come l’intenzione originaria di una solidarietà con chi soffre che non è solo prossimità ma competenza che cura e guarisce, scienza che offre speranza (M. Delpini, Lettera ai Medici).

 

La straordinaria e generosa risposta mostrata dagli operatori sanitari, oltre le ordinarie mansioni e spesso in assenza di coordinamento, ha confermato la fedeltà ad una relazione di cura che l’istituzione deve difendere e promuovere come il valore preminente e non sacrificabile ad alcuna esigenza economica o organizzativa.

L’esperienza della pandemia richiede un ripensamento globale della struttura organizzativa in grado di realizzare un’efficace continuità assistenziale di cura integrata fra rete ospedaliera e medicina territoriale.

Le decisioni estreme sul “cosa fare” o “chi scegliere” devono essere lasciate al giudizio prudenziale dei medici che decidono, secondo scienza e coscienza, indipendentemente dall’età anagrafica dei pazienti.  

I Medici Cattolici chiedono infine alle Istituzioni di ascoltare con grande considerazione le richieste di medici ed infermieri e di proteggerli adeguatamente, proprio perché essi sono interpreti affidabili del grande bisogno dei cittadini.

Nella convinzione che si tratti di un’occasione per avviarsi sulla strada di una leale collaborazione tra tutti gli attori, con una stima ed amicizia vicendevoli, incoraggiamo l’azione dei governanti, chiamati in quest’ora storica ad essere protagonisti nel dimostrare forza e capacità politica.

 

per il Direttivo dell’ Associazione Medici Cattolici sezione di Milano

Alberto Cozzi, Presidente

26/4/2020

LA SCOMPARSA DEL PROF. CARLO VERGANI NEL RICORDO DI ALFREDO ANZANI

Carissimi amici

ieri sono stato informato dall’amico Alfredo Anzani della scomparsa del prof. Carlo  Vergani, un illustre clinico, accademico e Medico Cattolico fedelissimo, membro della nostra sezione AMCI di Milano da diversi anni, e che proprio in tale veste avevo avuto modo di conoscere ed apprezzare, per cui ritengo quindi doveroso esprimerre anche a nome del nostro Presidente Boscia, dell’Assistente Menichelli e di tutto il nostro Consiglio di Presidenza le nostre più sentite condoglianze alla moglie Isa, alla famiglia e a tutti gli amici di Milano che ne piangono la scomparsa!

E a seguire pubblichiamo un ricordo di Alfredo Anzani che lo ha conosciuto ed apprezzato meglio di tutti.

Franco Balzaretti


La scomparsa di Carlo Vergani, avvenuta il 22 aprile 2020,  desta incredulità e cordoglio.

Medico illustre, ha dedicato la vita alla geriatria. È stato  Direttore della Cattedra di Gerontologia e Geriatria, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna, Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria dell’Università degli Studi di Milano. Membro del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 2011 gli è stata conferita la Medaglia d’oro di benemerenza civica del Comune di Milano.

Nel 1987 ha fondato la Scuola di specializzazione in Geriatria all’Università degli Studi di Milano. E’ stato il primo a fare una scelta del genere. Prima, in tutta Milano, non esisteva lo specialista degli anziani. Ora un medico poteva diventare, non solo cardiologo, pneumologo, ortopedico, e così via, ma anche geriatra.

Il professor Carlo Vergani ha fatto parte di quel novero di uomini che, là dove operano, lasciano il segno della loro creatività. Lo ha fatto nel campo della Medicina, quale professionista eccellente, rigoroso ricercatore e innovatore, medico testimone di come si deve perseguire, sempre e in ogni occasione, il bene della persona malata. Dotato di una straordinaria capacità di apprendimento nel campo scientifico, di un profondo acume intellettivo, di una ferrea e quanto mai solida logica del desiderio di conoscere “oltre” al già acquisito, non ha temuto di abbandonare abitudinari schemi didattico-scientifici per approdare a nuove metodologie in uno dei settori più delicati della Medicina: la cura delle persone anziane.  Il tutto con uno stile, incomparabilmente suo, improntato a buon senso e a signorilità.

“Vir probus”, ha dato testimonianza della sua fede cristiana in modo autentico, e – alla sequela del Cristo Medico – ha messo al centro del suo operare la persona fragile, ammalata, anziana. Ha lasciato scritto: “Negli atenei non si insegna l’umanità, quella che tante volte viene invocata per sfuggire all’accanimento terapeutico… Nelle università si selezionano i medici attraverso schede a risposta multipla, chiamate quiz”. “Non basta prolungare ulteriormente la vita: bisogna anche riempirla, nel caso degli anziani, di momenti di incontro e di ascolto. Si muore anche a poco a poco per inerzia, disinteresse, solitudine”.

Autorevole membro dell’Associazione dei Medici Cattolici Italiani, sezione santa Gianna Beretta Molla di Milano, ha contribuito con intelligente lungimiranza alla realizzazione di importanti convegni. Ricordiamo quelli che hanno avuto risonanza nazionale. Il primo sul tema “Determinismo genetico e scelta morale” tenuto nel novembre 1996 con la partecipazione del card. Carlo Maria Martini, il prof. Domenico Di Virgilio, il prof. Angelo Agostoni, il prof. Felice D’Onofrio, il prof. Salvatore Natoli. Il secondo, tenutosi nel 2001 sul tema: “Le cellule staminali: applicazioni cliniche e aspetti  etici”, con la partecipazione dell’allora Ministro della Salute, prof. Girolamo Sirchia, dei professori Giorgio Lambertenghi,

Nel 2004 a Bratislava il prof. Vergani ha partecipato al Congresso Europeo della FEAMC (Federazione Europea delle Associazioni dei Medici Cattolici) portando il suo prezioso contributo sulle problematiche dell’assistenza degli anziani.

Il prof. Carlo Vergani non è stato solo una risorsa, ma per tutti noi un dono. Per questo la sua perdita, oggi, è grande. Ci può consolare uno scritto di S. Agostino: “Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono ovunque noi siamo”.

E noi, ora, parafrasando una delle ultime preghiere di San Papa Paolo VI diciamo: “Non è vano il programma del nostro essere di redenti: la nostra carne risorgerà, la nostra vita sarà eterna! Oh! che la nostra fede pareggi fin d’ora questa promessa realtà. Il prof. Carlo Vergani e tutti i viventi in Cristo, beati nell’infinito Iddio, noi li rivedremo”.

 

Alfredo Anzani

23 aprile 2020

RICORDO DI LORENZO BOSCO (BARI)

LORENZO BOSCO, INSIGNE COLLEGA ED AFFETTUOSO AMICO

La malattia che non si vince, la malattia che, al di fuori della nostra volontà, agisce con  subdola insidia,  sovrastando le nostre energie, sino a vincere e ad offuscare le nostre speranze, è il punto più oscuro della nostra vita! Ma soprattutto diventa ingiuriosa per noi medici, distruggendo anche le nostre certezze, la nostra arroganza e rendendo incerta persino la nostra salute.

E’ proprio tanto spesso misteriosa la natura del “male” che corrompe e disfa tutta la persona sino ad avvelenare le fonti della vita, le fonti misteriose di questa prodigiosa ma fragile e povera nostra vita.

Amaramente si concretizza quest’oggi l’ora della sera, l’ora della nostalgia, il momento della lontananza e della malinconia, del distacco di Lorenzo Bosco che si congeda dalla nostra vita terrena.

Sono profondamente rattristato, addolorato e commosso direi davvero disperato per la perdita di Lorenzo, amico affettuoso, amorevole, vicino a me da sempre, presenza inesauribile di consigli preziosi; insigne collega,  maestro e professore di Anatomia nell’Università degli Studi di Bari, neuropsichiatra che tanto bene ha svolto nelle comunità dei fragili e degli ultimi; autorevole presidente dei medici cattolici della nostra diocesi di Bari-Bitonto, che lui ha tanto amato, ma anche consigliere nazionale AMCI e presidente della Associazione Bersaglieri di Vieste, che lo ha eletto per acclamazione.   E non solo,  tanto altro ancora.

La sua biografia e il suo curriculum è interminabile e pieno di meriti accademici, scientifici, didattici e di ricerca, mai disgiunti da quell’impegno sociale richiesto agli uomini di scienza.

Il curriculum vitae lo conosciamo tutti, anche perché è  agli atti! E’lo stato di servizio di un luminare prestato alla società che ha servito lo stato e le funzioni più alte della sua professione con immenso senso del dovere, con responsabilità, competenza, generosità e altruismo.

Le sue preziose funzioni gli hanno fatto meritare stima e considerazione in tanti organi istituzionali, sia nella sua funzione di ricerca e docenza universitaria, ma anche in organismi statuali intermedi per la tutela delle professioni e in difesa del codice di deontologia medica, cioè nell’Ordine dei medici della provincia di Bari, del quale è stato vice presidente vicario (OMCEO) e quindi in organi territoriali delle aziende sanitarie di Puglia, nella specialistica ambulatoriale e territoriale, ma anche in ambito militare e medico-legale in relazione al suo prezioso servizio prestato per tanti anni nell’ Ospedale militare di Bari, e non da ultimo nelle organizzazioni sindacali di categoria, nelle quali si è speso con competenza e creatività per migliorare tutti i percorsi assistenziali, diagnostico-terapeutici e andando incontro a tutte le esigenze delle popolazioni sofferenti. .

Per noi tutti è stato sincero amico, per tantissime schiere di giovani è stato maestro e professore esimio di Anatomia, amato, rispettato e riconosciuto da tutti per la sua scienza e coscienza: dinamico organizzatore nelle scienze sanitarie ha radicato nel sociale scienze sanitarie con finalità preventive, meritando l’ambito titolo di testimone di bene nella società contemporanea.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in tutti!

La vita per lui è stata caratterizzata da un costante positivo impegno: un continuo navigare per la promozione di generosità, equità, giustizia e impegno in sanità, disponibile sempre ad erogare concrete attenzioni e azioni, anche a favore delle sofferenze e delle fragilità. Ricordo il fattivo impegno condiviso con me nell’accoglienza dei 600 bambini provenienti dalla Bielorussia nel dopo Chernobyl e tanto altro ancora…

Poi ha dovuto affrontare lunghi, dolorosi e faticosi percorsi di sofferenza: non possiamo assolutamente dimenticare il profondo travaglio da lui affrontato con la carissima, e da tutti sempre amata Maria Grazia!

Parliamo di quella faticosa navigazione nel mare della sofferenza, della malinconia e della speranza, che è poi  trapassata nella solenne preghiera cristiana in un continuo fluire dei giorni strani, amari, dolci, e singolari.

Con Lorenzo ho vissuto moltissimi di questi giorni riconoscendo la purezza della sua natura di grande uomo di cuore, del suo amore immenso per la sua famiglia, che trovava sempre intensa sintesi nell’affettuosa vicinanza a Maria Grazia e alla sua adorata Daniela.

Queste le care persone che, puntellandosi vicendevolmente, hanno costruito quel grande resistentissimo ponte che ha consentito quel tormentoso fluire della vita vissuta intensamente senza far pesare a nessuno il dolore dell’anima.

 

 

Sono stato testimone di questi percorsi! Ho imparato tanto e per questo ringrazio il Signore di avermi concesso Lorenzo come amico, l’amico che a me ha trasmesso pace e speranza sempre, persino sino alla soglia del suo vivere.

Lorenzo ha conosciuto da medico la sua malattia, il suo stato e la sua condizione; ha conosciuto anche la povera impotenza dei medici e la sofferenza di noi uomini inquieti e incapaci di affrontare quel male inguaribile che ha infranto la sua vita. Lo ha fatto senza disperarsi, con una forza incrollabile, con una incredibile lucidità ma anche con una ironia accorata e superiore che era segno inequivocabile della percezione consapevole del suo prossimo distacco da questo mondo: una dimostrazione di incredibile vero dominio, di grande forza morale nel contesto della sua immensa sofferenza.

Il suo è stato un mirabile esercizio di equilibrio, una vera rivoluzione morale, psicologica e di fede pur in momenti di estrema fragilità e profondi mutamenti nel corpo e nello spirito: forse quel suo dolore fisico, ma soprattutto morale potrebbe da tanti non essere stato colto appieno; ma non gli importava, preso da pensieri superiori forse per noi irragiungibili.

In ogni momento della sua vita, la famiglia è stata per lui la profonda e sacra realtà dove spirito e anima si fondavano e si fondevano, luogo delle cose essenziali e tabernacolo dell’amore.

Con Maria Grazia e Daniela ha vissuto le multiformi realtà dell’anima e tante emozioni belle e faticose, trovando espansione nel ricordo delle sue radici, della sua famiglia,  nel ricordo del vissuto di sua madre e della paternità di suo padre,  generale bersagliere.

In un mirabile ricordo è condensata l’anima della sua famiglia.

Nel ricordo di queste radici ha speso parte del suo tempo per elaborare due preziosi volumi che hanno raccontato l’esistenza, l’armoniosità, la essenzialità spirituale, ossia i fondamenti di una vita spesa bene.

L’ultimo volume da lui donatomi è scritto a due mani con Daniela e rievoca tante emozioni, tante sensazioni, tanti sentimenti, tanti ricordi del cuore e dell’anima.

Tratta dell’amore con la A maiuscola, che”trascende lo spazio, il tempo, le dimensini, trascende persino noi stessi e trova sempre la maniera per raggiungerci”…….. supera i limiti di quello stesso intento e arriva ad avere un significato ancora più grande di quello che potevamo solo immaginare.

Sono queste le parole della nostra amatissima Daniela, trascritte in prefazione;ma sono anche il frutto maturo di una armonia e di un messaggio educativo che la famiglia Bosco lascia a tutti noi.

Sì,la famigli Bosco lascia a noi il compito di decifrare la calligrafia meravigliosa di un racconto intergenerazionale e interfamiliare di amore che genera altro amore.

Questi segni si fermano nella nostra anima così come si fissano nel nostro cuore le idee, i sentimenti, le sensazioni, le passioni, le azioni di Lorenzo e della sua famiglia, tutte espressioni di indicibile affetto.

La malattia e la morte sono sconfitte!!!

Resta la intensa riflessione sul valore della sofferenza accettata e offerta da Lorenzo, medico cattolico, che è di fatto vera e totale partecipazione al mistero della croce.

Carissima e inconsolabile Daniela a te va tutto il nostro affettuoso pensiero e il tenace abbraccio pieno di vibranti e commossi sentimenti quale espressione di totale condivisione al tuo dolore.

Così come crediamo nel miracolo della resurrezione con la stessa fede auguriamo a te figlia cara e amata il miracolo della fioritura, segno chiaro e visibile del riformarsi perenne della vita.

Vogliamo augurarti che la rifioritura ti incontri dopo questa gelida tempesta familiare.

Per questo noi tutti continueremo a pregare e a sperare.

 

                                                         Filippo M. Boscia

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AMCI di Prato : Il medico che ha pianto distribuendo l'Eucarestia + ATTI CONVEGNO “Cure palliative e Hospice"

Il vescovo Nerbini ha impartito il mandato di ministri straordinari della comunione ai medici dell'ospedale di Prato che hanno così potuto dare la comunione ai malati nel giorno di Pasqua

L’idea è venuta ai medici del reparto Covid dell’ospedale di Prato: dare la comunione ai pazienti il giorno di Pasqua. «È stata una proposta nata in modo spontaneo e condivisa immediatamente con il cappellano ospedaliero don Carlo che ci ha preparati a vivere questo momento», dice il dottore Lorenzo Guarducci, che insieme ad altri cinque colleghi ha distribuito l’Eucarestia ai malati di coronavirus.

Il vescovo Giovanni Nerbini ha accolto con favore l’iniziativa e nel primo pomeriggio della domenica di Pasqua, nella cappella dell’ospedale, ha impartito loro il mandato di ministri straordinari della comunione. Oncologia, pronto soccorso, area Covid e terapia intensiva. Questi i reparti dove i degenti contagiati da coronavirus hanno avuto la possibilità di ricevere il Sacramento. E oltre un centinaio di malati ha accettato di comunicarsi. «Ho pianto assieme ai pazienti. Gli ospedali sono luoghi di cura, ma non possiamo pensare di separare il corpo dallo spirito: mi rendo conto che nella lotta al coronavirus il nostro sforzo è troppo indirizzato a combattere i mali fisici dei pazienti», afferma Filippo Risaliti, uno dei medici coinvolti. «Sono state le parole di papa Francesco a spronarci – sottolinea –. Quando ha detto che i sanitari avrebbero dovuto svolgere il ruolo di intermediari della Chiesa per le persone sofferenti abbiamo preso la decisione di proporci per distribuire la Comunione a Pasqua. Siamo gli unici che potevano farlo, dato che solo noi possiamo entrare in quelle stanze».

È stato un rito straordinario che nell'intenzione di questi medici ha voluto sanare una «doppia separazione», come spiega Guarducci: «una delle conseguenze drammatiche di questa pandemia è proprio l’isolamento, di malati e sanitari, da tutto e da tutti». Come la maggior parte del personale ospedaliero impegnato quotidianamente nella lotta al virus anche lui da oltre un mese non torna a casa da moglie e figli. «Dare la comunione ai malati per me ha significato colmare questo vuoto, questo gesto mi ha fatto ricongiungere anche con i miei attraverso il Signore. È stata una delle esperienze più belle che ho vissuto nel corso della mia vita di uomo, di cristiano e di medico », dice ancora Guarducci. Nel suo racconto il momento più toccante è stato quando ha dato l’Eucarestia a mamma e figlio ricoverati insieme per coronavirus. «Al di là dell’aspetto confessionale – riprende Risaliti – in questo momento di difficoltà i medici percepiscono la condizione di isolamento dei pazienti dagli affetti e dai parenti. Sono persone sole, sofferenti, non solo nel fisico ma anche nell’anima. Vivono una situazione di distanza umana». Indossando i dispositivi di protezione anche il cappellano don Bergamaschi è entrato nel reparto. Con sé aveva una pisside con le ostie, separate una a una da una garza per evitare una eventuale contaminazione. Mentre in rianimazione, per i pazienti intubati impossibi-litati a comunicarsi, è stata letta una preghiera davanti al letto. «Il vescovo Nerbini ci ha formalmente incaricato – conclude il dottor Risaliti – ha fatto un piccolo discorso spiegando che in questi tempi difficili noi medici siamo chiamati anche a questo. Ed io sono d’accordo: attualmente il nostro sforzo è troppo indirizzato sulla cura del male fisico, ma mi rendo conto che la spiritualità dell’uomo non si può scindere dal suo corpo. Anche quella ha bisogno di importanti cure».


Il 9 Marzo 2019 l’AMCI di Prato ha organizzato il Convegno “ Cure palliative e Hospice"  siamo peranto lieti di pubblicare, grazie allla collaborazione di Maria Nincheri in allegato tutti gli atti di questo importante ed interessante convegno, che è stato organizzato con la Pastorale sanitaria della Dioces di Pratoi, l’ACOS, i Padri Ricostruttori monaci del Convento della Villa del Palco e l’Opera di Santa Maria della Pietà.

L’ARGOMENTO È STATO SCELTO PER SOTTOLINEARE L’IMPORTANZA DELLE CURE PALLIATIVE CONTRO L’EUTANASIA.
L’olandese Schuurmans, teorico della legge sull’eutanasia, dopo alcuni decenni afferma che si poteva evitare con l’attuazione delle cure palliative.

Esse riguardano il fine vita anche di neonati pretermine, bambini gravemente ammalati, persone affette da malattie incurabili, da Alzheimer, da Parkinson, da SLA, soggetti in stato vegetativo, oppure in stato terminale da insufficienza cardiaca, respiratoria, neurologica, renale, epatica o da insufficienza multiorgano.

Appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure evitano l’accanimento terapeutico, che si prospetta quando il trattamento è futile, straordinario, sproporzionato e oneroso. Dobbiamo quindi desistere da trattamenti inutilmente invasivi che servirebbero solo ad un prolungamento precario e penoso della vita, in soggetti terminali, per i quali scopo delle cure palliative è appunto il controllo del dolore e degli altri sintomi, comprese le problematiche psicologiche, familiari, sociali e soprattutto spirituali. In questi momenti l’anima deve poter innalzarsi facilmente, in un ambiente favorevole come la natura, nell’arte (musica) e in particolare negli atti di culto, nella preghiera, nella meditazione e nelle relazioni che portano alla vicinanza con gli altri ma soprattutto nell’intimità con Dio. Proprio per questo ad Harvard, nei programmi di laurea, sono stati introdotti corsi di “Religione, spiritualità e salute”.  Quando la terapia (soprattutto se invasiva e intensiva) non procura giovamento al paziente, si dovrebbero attivare cure palliative simultanee, per evitare inutili ricoveri in terapia intensiva, o passaggi dalla casa all’ospedale che molte volte vorrebbero prolungare la sopravvivenza, indipendentemente dalla qualità di vita, con inevitabili ricoveri impropri per giudizio prognostico e per spreco di risorse.

Noi medici cattolici seguiamo quello che Pio XII disse al congresso degli anestesisti del 1956: “La soppressione del dolore e della coscienza per mezzo di farmaci è permessa dalla religione e dalla morale, al medico ed al paziente nell’avvicinarsi alla morte, anche se si prevede che questo abbrevierà la vita”.


Moderatori sono stati il prof. Boscia Filippo Maria Presidente Nazionale AMCI e Maria Nincheri Kunz Consigliere Nazionale e Presidente di Prato.

Padre Guidalberto Bormolini monaco dei Padri Ricostruttori, ci ha parlato dell’accompagnamento spirituale nelle cure palliative con un titolo molto bello “ Il bacio di Dio: accompagnamento spirituale al fine vita”. Egli è docente al Master “ End life” all’Università di Padova, presidente di Tuttoèvita Onlus e Docente di Antropologia teologica e Teologia Spirituale. La Villa del Palco a Prato, dei Monaci Ricostruttori nella preghiera, è sede di numerosissime iniziative volte a educare ad una cultura di vita nel mistero della morte: i padri hanno comprato un borgo nella valle del fiume Bisenzio che stanno ristrutturando con volontari (come volontari sono i contributi in denaro per questa iniziativa) dove sorgerà un Hospice .

 

 

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CERIGNOLA (FG) - Corso di Formazione P.C.T.O. : TEATRO + CUORE

A Cerignola (FG) si terrà un interessante Corso di Aggiornamento : "Teatro + Cuore : Fragilità, benessere e salue nella società". Il Corso inizierà il prossimo 4 febbraio ore 10.30 con la partecipazione del nostro presidente Filippo Boscia.

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